Satira per attrice e pupazze sul lusso d’esser donne
Seconda tappa del progetto sulle Resistenze femminili in Italia. Liberamente ispirato alle opere letterarie di Arcangela Tarabotti e alla vicenda delle Clarisse di Udine.
Di e con Marta Cuscunà
Assistente alla regia Marco Rogante
Disegno luci Claudio “Poldo” Parrino
Disegno del suono Alessandro Sdrigotti
Realizzazioni scenografiche Delta Studios; Elisabetta Ferrandino
Realizzazione costumi Antonella Guglielmi
Co-produzione Centrale Fies, Operaestate Festival Veneto
Cura e promozione Centrale Fies
Durata 70 minuti
Oggi c'è estremo bisogno di parlare di Resistenze femminili perché nella nostra società la figura femminile è molto contraddittoria: da un lato abbiamo bisogno di garantire per legge la presenza minima delle donne in politica attraverso le quote rosa; dall’altro proprio le donne sono al centro della vita mediatica in quanto merce di scambio tra politici e imprenditori corrotti...
La semplicità ingannata racconta da quali semi è nata la rivendicazione delle donne nel Cinquecento, nel tentativo di ridare slancio a una rivoluzione di cui non sentiamo più il bisogno, e forse non per un caso fortuito, ma per una precisa strategia che, anche se con modalità apparentemente diverse, ci schiaccia ancora sotto lo strapotere maschile.
“In questo progetto ho cercato di elaborare alcuni lati della vicenda realmente accaduta con analogie che li rendessero più vicini a noi spettatori del XXI secolo. Per questo ho cercato di fare in modo che concetti come ‘eresia’, ‘dote’ assumessero anche significati altri, più ampi di quelli letterali e che la ‘monaca forzata’ diventasse simbolo non esclusivo della condizione femminile nel suo complesso. Una condizione che ha ancora bisogno di riscatto.
La semplicità ingannata parla del destino collettivo di generazioni di donne e della possibilità di farsi ‘coro’ per cambiarlo.”
(Marta Cuscunà)