«Tutto si riduce al trattino che sulle tombe separa la data di nascita dalla data di morte», così dice celando paura Albertino Bonvicini, ex ragazzo del ’77 morto a poco più di trent’anni dopo l’orfanotrofio, il manicomio, le speranze del Settantasette, la discesa agli inferi della lotta armata, l’allontanamento e poi ancora il carcere, il ritorno a casa, la droga, la malattia. E la fine.
E potrebbe dirlo anche Giovanni, protagonista del primo romanzo di Nadia Terranova, già autrice di libri per ragazzi tra cui Bruno il bambino che imparò a volare per i tipi di Orecchio Acerbo, dedicato a Bruno Schulz.
Gli anni al contrario di Aurora Silini e Giovanni Santatorre passano attraverso sentimenti e passioni, eventi umani potenti e delicati sullo sfondo di anni belli e terribili come gli anni Settanta, vissuti però a Messina, dove è difficile essere e sentirsi protagonisti. I due si incontrano, si amano, si annodano, si dimenticano per poi riprendersi appena, legandosi per la vita e per quello che resterà a chi sopravvive. Con gli occhi della figlia Mara che sceglierà di esistere e di raccontare quella coppia inesperta di vita, si percorre la fatica del cercare un posto nel mondo. Proprio quegli occhi sembrano accudire ogni pagina del romanzo, in una scrittura che agisce con la sensibilità dolorante e imperfetta del «giorno dopo giorno» rispetto a quella tragica della Storia.
Albertino, dissociandosi, scrisse ai suoi compagni che scelsero la lotta armata: «Fate la storia senza di me».
Anche Giovanni Santatorre comprende infine da che parte stare, ma anche che non si può negare sé stessi alla storia o alla Storia, che, come dice De Gregori, si fa con tutti perché la Storia siamo noi che scriviamo le lettere, siamo noi questo piatto di grano.
“Quando penso agli anni trascorsi mi sembra che siano andati tutti al contrario. Abbiamo avuto una casa, una figlia, una laurea senza sapere che farcene, e ora che lo sappiamo ci stiamo già dividendo le briciole. Ci saluteremo da balconi e finestrini d’auto portando e prendendo Mara da un posto all’altro, finché lei non se ne andrà per la sua strada e allora ci incontreremo alla sua laurea e al suo matrimonio. Avremo un nuovo marito e una nuova moglie e non ripeteremo gli stessi sbagli perché avremo imparato dall’esperienza, che poi è la somma di tutte le cazzate fatte.
Non so dove andrò una volta uscito da qui e mi ha fatto male che tu non me lo abbia chiesto. Vorrei aprire un ristorante o fare il giro del mondo. Per ora mi basta essere ancora vivo: non avere eroina in corpo mi fa sentire un dio, anche se inutile e impotente. Ma forse dio è proprio così. Visto che lo desideri firmeremo la separazione, però prima scrivimi una lettera, perché ancora oggi, quasi dieci anni dopo averla incontrata e con la certezza di averla amata, non so chi sia Aurora Silini.”
Roberto Saviano, dopo averlo letto e consigliato sul suo post, lo ha indicato tra i libri dell'anno.
PREMIO BAGUTTA OPERA PRIMA 2016
PREMIO FIESOLE NARRATIVA UNDER 40
PREMIO BRANCATI ZAFFERANA 2015 NARRATIVA
PREMIO GROTTE DELLA GURFA 2015